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LETTURE BIBLICHE DI ALBERTO MAGGI
Ecco qui le principali documentazioni di Alberto Maggi. Tutti i volumi in lingua italiana sono editi da Cittadella Editrice e sono ordinabili direttamente sul sito dell'editore seguendo il link "Ordina".
I vangeli, scritti in greco, sono espressioni di una cultura semitica che preferisce usare immagini piuttosto che concetti, per questo non sono facilmente comprensibili al lettore odierno che si trova di fronte a narrazioni apparentemente contrarie ad ogni logica razionale e a personaggi che sembrano appartenere più alla mitologia che alla storia.
È possibile un approccio alla Sacra scrittura nel quale oltre ai lumi dello Spirito Santo, indispensabili, si possa ricorrere pure a quelli, altrettanto necessari, del buon senso?
Le Letture bibliche di Alberto Maggi cercano di rispondere a questi interrogativi attraverso studi, a tutti accessibili, nei quali 1’attenta traduzione del testo, accompagnata dal suo inserimento nell’ambiente giudaico, permette a tutti di scoprire 1’attualità della sorprendente ricchezza della Buona Notizia di Gesù.
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VERSETTI PERICOLOSI
Se Dio è amore, e non potere, non può essere comunicato attraverso la Legge o la Dottrina, ma solo mediante gesti che trasmettono vita. L'amore incondizionato però scandalizza, perché la gratuità sovverte l'ordine del potere su cui si fonda ogni società, compresa la società particolare chiamata "Chiesa". I "versetti pericolosi" narrano l'episodio dell'adultera: ci vollero tre secoli prima che questi undici scandalosi versetti di Luca trovassero ospitalità nel Nuovo Testamento e altri due per essere inseriti nella liturgia. Ma parlando del passato, Maggi allude al presente e suscita un vento di profetica ribellione contro una fatua spiritualità dell'apparire e del potere. Bibbia alla mano, ecco un viaggio capace di stravolgere il comune modo di guardare alle cose. Una rivoluzione nell'alfabeto dei sentimenti e nella cultura dei valori, che sostituisce l'amore alla forza, la misericordia al castigo, la generosità all'interesse. In Italia, dai tempi di David Maria Turoldo, nessuno riusciva a leggere con tale forza i testi sacri del cristianesimo. [ORDINA IL LIBRO]
Neppure io ti condanno -
L'APOCALISSE DELLA CHIESA
(Dalla presentazione a cura di Alberto Maggi)
Lettere alle comunità
"Bisogna riconoscerlo: la lettura del Libro dell’Apocalisse è scoraggiante. Anche quanti sono armati di buone intenzioni, e sono in possesso di una discreta cultura biblica, prima o poi si arrendono, sopraffatti da immagini, simboli, figure, allusioni, tanto lontane dalla nostra realtà da rendere l’Apocalisse un libro indecifrabile, o per lo meno campo esclusivo per esperti biblisti. Per questo l’ultimo libro del Nuovo Testamento è poco letto, e di conseguenza poco conosciuto, se non in alcune sue minime parti (tra l’altro spesso travisate nel loro significato)...." [ORDINA IL LIBRO] -
LA FOLLIA DI DIO
«La follia di Dio è più sapiente degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini» (1 Cor 1,25). Rifiutato dalla famiglia, al punto che «neppure i suoi fratelli credevano in lui» (Gv 7,5), e abbandonato da gran parte dei suoi seguaci («molti dei suoi discepoli si allontanarono e non andavano più con lui», Gv 6,66), per le autorità giudaiche Gesù è solo un pazzo, un ossesso (Gv 8,44). Solo un matto, un samaritano indemoniato, poteva infatti denunciare i capi religiosi quali figli del diavolo e assassini (Gv 8,44) e auspicare la fine dell’istituzione religiosa che si credeva voluta da Dio stesso. [ORDINA IL LIBRO]
Il Cristo di Giovanni -
L'ANTICO TESTAMENTO NELL'APOCALISSE
L’argomento si colloca all’interno di una delle questioni che, in ambito teologico, più ha attirato l’attenzione degli studiosi fin dal primo cristianesimo: il rapporto tra l’Antico e il Nuovo Testamento. Riguardo al libro dell’Apocalisse tale rapporto si presenta come uno degli aspetti più complessi dell’opera, ma allo stesso tempo come quello che più la caratterizza, visto l’uso che l’autore ha fatto delle Scritture d’Israele; un uso talmente originale e creativo da poter definire l’Apocalisse non solo una «rilettura cristiana di tutto l’AT», ma anche una «riscrittura» di essa alla luce della novità del messaggio evangelico. [ORDINA IL LIBRO] -
IL MANDANTE
I capitoli 18 e 19 di Giovanni sono la più severa denuncia mai apparsa nei Vangeli contro un'istituzione religiosa che, anziché porsi a servizio di Dio, ha usato Dio per i propri interessi, deturpandone il volto e rendendolo simile a se stessa, rapace e disumana, un Dio che accetta come culto il sacrificio degli uomini: "Viene l'ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio" (Gv 16,2).
L'assassinio del Cristo secondo Giovanni
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GESÙ EBREO per parte di madre
Come tutti i tentativi di appropriazione di Gesù, anche la rigiudaizzazione del Cristo e una visione parziale della figura del Signore, con in più l’aggravante di svuotare completamente il significato della sua vita e del suo insegnamento. Gesù non è stato né un pio Giudeo né un riformatore venuto a purificare la religione o il Tempio. Il Cristo è venuto a eliminare Tempio e religione. Il Cristo è l’Uomo-Dio, manifestazione visibile del Dio invisibile, l’unico che poteva cambiare la relazione tra gli uomini e il Padre. È stato rifacendosi al Padre, anziché ai padri, che Gesù ha potuto distaccarsi dal mondo culturale giudaico, nel quale era cresciuto ed era stato educato, e dare inizio a un cambio radicale e irreversibile non solo alla storia, ma a ogni fenomeno religioso.
Il Cristo di Matteo
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NON ANCORA MADONNA
Maria non è la chioccia sotto le cui ali cercare la protezione, ma la donna con la quale camminare insieme affinché siano "rovesciati i potenti dai troni, innalzati gli umili, ricolmati di beni gli affamati e rimandati a mani vuote i ricchi" (Lc. 1,52-53). È questa la Maria che emerge dalla riflessione sui vangeli. Una donna che è grande non solo perché è la madre di Gesù, ma perché ne diventa la fedele discepola e si pone a fianco del giustiziato contro chi lo ha crocifisso, schierandosi così per sempre a favore degli oppressi, del poveri, dei disprezzati.
Maria secondo i Vangeli
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ROBA DA PRETI
"Roba da preti" significa a volte qualcosa riservato ad una speciale categoria di persone e comunque al di fuori delle possibilità della gente normale. Altre volte è offensivo: "roba da preti" è uguale a roba da sottosviluppati, oppure qualcosa di complicato, di astruso… in tutti i casi non appartenente alla sfera degli interessi delle persone comuni. Più grave ancora è quando questa espressione viene riferita al messaggio di Gesù. Per molti il vangelo è "roba da preti", qualcosa riservata a specialisti, che non vale la pena conoscere. Anche parecchi credenti ritengono che tante parti del vangelo siano indirizzate a particolari categorie di persone e il poco rimasto che li riguarda contengono formule da credere e precetti da osservare. Ma la "Buona Notizia è per tutti". Tutto il vangelo è per tutti. Il messaggio d'amore incondizionato da parte di Dio è rivolto a tutti gli uomini. Non è una proposta per preti, ma anche per i laici, per i santi come per i peccatori, per i giusti come per gli immorali e i disprezzati. Nessuno è escluso dall'invito alla pienezza di vita che Gesù fa.
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PARABOLE COME PIETRE
Perché la parabola porti frutto in chi l'ascolta non è sufficiente la sua comprensione, ma occorre anche la sua accettazione. Infatti, spesso, proprio coloro che comprendevano le parabole di Gesù gli si rivoltavano contro, perché quanto era stato detto andava contro i loro interessi. L'atteggiamento ostile delle autorità era dovuto al fatto che molte parabole erano come pietre scagliate contro l'onnipossente apparato di un'istituzione religiosa da sempre sorda e ostile all'azione del “Dio con noi”. Con le parabole Gesù cerca di traghettare l'ascoltatore dal mondo della religione a quello della fede, dalla Legge all'amore gratuito.
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PADRE DEI POVERI. LE BEATITUDINI - Vol. 1
"Beati i poveri", "beati gli afflitti", "beati gli affamati"… Quelle che dall'uomo comune vengono considerate disgrazie, o almeno situazioni di sofferenza dalle quali si fa tutto per uscire, nella predicazione della Chiesa vennero indicate come condizioni di grande privilegio nelle quali che si trovava doveva permanere felice, per assicurarsi la futura celeste ricompensa: "perché di essi è il regno dei cieli". E questa veniva chiamata la "buona notizia". Tale predicazione era inevitabilmente destinata a fallire. Quanti vivevano fuori da situazioni di povertà e afflizione si guardavano bene dall'entrare in queste categorie di "beati", e chi invece si trovava in queste condizioni faceva di tutto per venirne fuori, abbandonando ben volentieri povertà e beatitudine. La responsabilità della distorsione del messaggio evangelico, ancora una volta, va attribuito in parte alla approssimativa traduzione di un testo tanto importante per la vita del credente. Le beatitudini proclamate dal vangelo non sono una consolante litania per confortare i tribolati del mondo, ma il fattivo invito ad eliminare le cause della loro sofferenza. Gesù non incoraggia gli uomini alla rassegnazione passiva, ma chiede ai credenti di adoperarsi affinché non esistano più situazioni di infelicità. Non proclama beati i poveri, gli afflitti e gli affamati in quanto tali, ma perché queste loro situazioni di sofferenza verranno eliminate da parte della comunità dei credenti.
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PADRE DEI POVERI. IL PADRE NOSTRO - Vol.2
Nel Padre Nostro Gesù non insegna una formula, per quanto nobile, di preghiera, ma invita i suoi discepoli ad un impegno esistenziale, ponendo l'alternativa tra una preghiera egocentrica, basata sulla categoria del merito e della santificazione di sé e la preghiera espressione di amore per l'altro. Non un'orazione in più, ma un modo diverso di essere e di vivere. Mentre la religione esige una preghiera che distingua dalle altre religioni e divida dai non credenti, la fede proposta da Gesù chiede uno stile di vita che elimini distinzioni e separazioni: formula di accettazione di questa fede è il Pater, i cui contenuti sono talmente universali da poter essere fatti propri da qualunque uomo viva per il bene degli altri indipendentemente dal suo credo religioso.
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COME LEGGERE IL VANGELO
I numerosi ostacoli che la lettura dei vangeli presenta pongono la questione se sia possibile un approccio oltre al quale oltre ai lumi dello Spirito Santo, indispensabili, si possa ricorrere pure a quelli, altrettanto necessari , del buon senso. Ci si può avvicinare ai vangeli attraverso una lettura che susciti la fede, e non che la esiga perché siano accettati ciecamente episodi e messaggi apparentemente contrari alla ragione e al buon senso? Sono soltanto alcuni tra i numerosi interrogativi e problemi che una lettura non acritica né fanatica dei vangeli comporta. Problemi che dipendono in parte dal fatto che il lettore si trova di fronte a una traduzione di un testo trasmesso duemila anni fa in una lingua ormai defunta, e con immagini scaturite da una cultura orientale molto differente da quella occidentale. In questo libro si cercherà di rispondere agli interrogativi con una serie di riflessioni rivolte a quei "non credenti" che tentino un primo approccio ai vangeli e a quei "credenti" che desiderino scoprire le ricchezze nascoste in testi così importanti per la vita del cristiano.
e non perdere la fede
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NOSTRA SIGNORA DEGLI ERETICI
La lettura di questo libro offre almeno due vantaggi. Il primo è quello di costringerci ad abbandonare certe oleografie profondamente incrostate nel nostro spirito, vere e proprie sovrastrutture che ci impediscono persino di leggere i passi evangelici nel loro senso più ovvio (come quando, ad esempio, Luca annota che il padre e la madre di Gesù "si stupivano delle cose che si dicevano di lui" e che "non compresero le sue parole"). Il secondo vantaggio è che l'autore esplora a fondo, o perlomeno crea le premesse per poterlo fare, un tema mariano tra i più affascinanti e oggi ampiamente sottilineato: Maria ha compiuto un reale itinerario di fede. Non ha camminato nella visione, ma nella fede (dalla presentazione di Bruno Maggioni).
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GESU' E BELZEBU'
Chi sono i demòni? Chi li ha creati? Che differenza c'è tra dèmone e demònio? Satana è un dèmone, un demònio, o un diavolo? Come mai Gesù viene chiamato Beelzebù? Anche Gesù è un Lucifero? Perché Gesù si rivolge a Pietro come a satana? Perché nell'AT non ci sono indemoniati? Perché nei vangeli non esistono casi di persone possedute dal diavolo? A questi e altri interrogativi si propone di rispondere questo libro dove vengono esaminati tutti i brani dell' AT ebraico e della sua traduzione greca (LXX) nei quali sono presenti demòni e diavoli. Per il NT vengono analizzati tutti gli episodi del Vangelo di Marco, dove compaiono spiriti impuri, demòni e il satana. I risultati della ricerca storico-esegetica, proposti con un linguaggio a tutti accessibile, non mancano di sorprendere e sottolineano ancora una volta la vittoria e la liberazione portata da Gesù e dal suo messaggio su quelle credenze che condizionavano la vita degli antichi.
Satana e demòni nel Vangelo di Marco
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LE CIPOLLE DI MARTA
"La fede è un dono di Dio" è la formula preferita dalle persone che non hanno fede. Infatti, se la fede è un dono di Dio, è dal Signore che dipende la quantità e la qualità di fede degli uomini. Se uno ha fede, non è lui il responsabile, ma Dio stesso che non gli ha fatto quel dono. Un dono normalmente più compatito che invidiato in chi ce l'ha, giacchè molti ritengono che avere fede significhi dover accettare rassegnati i capricci della volontà divina o ei suoi sedicenti portavoce. Per questo si sente frequentemente l'espressione "Beato te che hai (tanta) fede!", che tradotto significa "Io me la cavo meglio senza". Le incertezze e i dubbi della fede sono l'oggetto di questo libro nel quale sono presentati i personaggi evangelici, da Elisabetta e Zaccaria a Maria di Magdala e Tommaso, accomunati dalla difficoltà di credere nel Dio di Gesù (dall'Introduzione).
Profili evangelici
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LA CONVERSIONE DEI BUONI
La sindrome dei buoni sta nel sentirsi dalla parte giusta. Secondo i luoghi comuni i cattivi dovrebbero convertirsi per diventare buoni: invece, secondo il vangelo, tutti dobbiamo convertirci per diventare figli. Ma i cattivi paradossalmente seguono vie più facili. Quale spazio avrà il cristianesimo nel futuro? Le verità garantite non interessano più, le deleghe di coscienza hanno fatto il loro tempo e l'autoritarismo ha le armi spuntate. Immerso nell'inquietudine del nostro tempo, chi vuole somigliare a Gesù cerca umilmente di gestire la perplessità. Orfano ormai d'ogni religiosa certezza, ma ben consapevole di esser parte della famiglia divina, lavora con perseveranza e senza affanno per creare armonia e pace. Il cristianesimo sarà finalmente maturo quando i cristiani sapranno mostrare concretamente, nei gesti, il volto di Cristo senza neppure bisogno di nominarlo.
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